Vini Piemontesi: una pratica guida!

Vini piemontesi

Parlare dei vini piemontesi non è affatto semplice, perché questa è una delle regioni d’Italia più produttive a livello enologico, e considerare tutti i vini ed i vitigni sarebbe davvero impossibile. Per questo motivo, oggi ci limiteremo ad elencare le zone vitivinicole principali ed i vitigni da cui derivano i vini piemontesi più conosciuti.

Vini Piemontesi e territorio: un binomio inscindibile.

Più del 90% della produzione vitivinicola piemontese avviene nelle zone collinari, ed i vitigni più coltivati, come tutti sanno, sono quelli a bacca rossa (i vini rossi piemontesi sono famosi un po’ ovunque). Nella regione, in misura minore, si coltivano anche vitigni a bacca bianca, che danno prodotti molto apprezzati, di cui parlemo fra poco.

Per comodità, divideremo il Piemonte nelle zone vitivinicole principali:

  • La zona più produttiva a livello vitivinicolo è quella attraversata dal fiume Tanaro: alla sua sinistra troviamo i vitigni Nebbiolo, Barbera ed Arneis, mentre a destra, nelle famosa Langa, vengono coltivati i vitigni Nebbiolo, Ruché, Barbera e Dolcetto.
  • Nella zona di Novara e Vercelli i vitigni principali sono i rossi Nebbiolo, Croatina e Barbera, ed il bianco Erbaluce.
  • Quella del confine con la Valle d’Aosta è anch’essa una zona caratterizzata da Nebbiolo ed Erbaluce.
  • Nelle zonedel Torinese i vitigni principali sono Freisa, Barbera, Bonarda e Dolcetto.
  • Nel Monferrato i più diffusi sono invece il Moscato Bianco, il Cortese, il Grignolino e la Malvasia a bacca nera.
  • L’Astigiano, zona famosa per gli spumanti, è caratterizzato dalla consistente presenza di Moscato Bianco.
  • Le aree intorno a Tortona sono invece ricche di Cortese, Barbera e Timorasso (un bianco autoctono molto apprezzato).

Ma che caratteristiche hanno queste uve, e che vini se ne ricavano?

Vini piemontesi vitigni

Vitigni e vini piemontesi: caratteristiche principali.

Per chi non lo sapesse, in Piemonte si contano 16 DOCG e ben 42 DOC: insomma, per gli amanti del vino in generale, e dei vini piemontesi in particolare, ce n’è davvero per tutti i gusti!

Tra i vitigni, il Nebbiolo è quello autoctono per antonomasia: il suo nome deriva da “nebbia”, ed alcuni sostengono che si chiami così a causa della patina che ricopre gli acini, mentre altri attribuiscono il nome al fatto che quest’uva viene vendemmiata a fine ottobre, quando nei vigneti è la nebbia a farla da padrona.

Si tratta di uno dei vitigni a bacca nera più pregiati e difficili, da cui si ricavano vini di grande complessità, fra cui:

  • Il Barolo: è una delle massime spressioni dei vini piemontesi da Nebbiolo, ed il clima delle colline dove crescono i vitigni è molto vario, con rischi di gelate in primavera e molte piogge e nebbie in autunno. Per questo motivo il Barolo è caratterizzato da grosse differenze tra un’annata e l’altra. Esprime comunque ottimamente tutte le potenzialità del vitigno, che gli donano un tenue color granato e un profumo fruttato e floreale. Durante l’affinamento in botte questo vino si arricchisce di sentori speziati e balsamici, che lo rendono un rosso impotante, che si abbina perfettamente con piatti strutturati a base di carne (selvaggina compresa) o di tartufo, altra eccellenza della zona.
  • Il Barbaresco: altra fra le maggiori espressioni del Nebbiolo insieme al Barolo, come quest’ultimo può subire forti variazioni nelle sue caratteristiche a seconda delle annate. Si tratta di un vino raffinato ed elegante, meno corposo rispetto al Barolo, caratterizzato da una certa differenza di struttura a seconda delle zone di provenienza. Risulta perfetto abbinato con carne, formaggi stagionati e l’immancabile tartufo.

Il Barbera: è  meno antico rispetto agli altri piemontesi, ma la sua coltivazione si è molto espansa negli ultimi tempi, ed ora è uno dei vitigni più diffusi. In passatoveniva definito abbastanza rustico, e non troppo considerato, ma negli anni si è conquistato grande fama, grazie alla maestria di molti produttori che hanno creato degli ottimi vini di buona longevità e struttura, che si evolvono con l’affinamento.

Fra i vitigni, è quello che rientra nel più alto numero di denominazioni, anche in purezza, come le DOCG:

  • Barbera d’Asti.
  • Barbera del Monferrato Superiore.

e le DOC:

  • Barbera d’Alba.
  • Barbera del Monferrato.

Fra i vini piemontesi, questi si distinguono per il color rosso rubino, a volte brillante, sono caratterizzati da note fruttate, floreali e speziate che li rendono intensi e complessi al naso. Hanno una buona struttura, sono di media acidità e si abbinano bene a primi piatti come lasagne e cannelloni, o secondi piatti come i bolliti.

Vini piemontesi caratteristiche

Il vitigno Erbaluce è invece uno dei pochi autoctoni della regione a bacca bianca, e deve il suo nome al colore degli acini, molto luminosi quando esposti al sole. Si tratta di un vitigno dalla spiccata acidità, ma al contempo dall’alto contenuto zuccherino, che lo rendono estremamente versatile, atto a produrre diverse tipologie di vini, da quelli secchi, a quelli dolci e passiti, fino agli spumanti. I vini secchi che se ne ottengono sono molto freschi e sapidi, con intense note fruttate. L’ Erbaluce è adatto ad essere spumantizzato sia con metodo classico che con metodo charmant, e dalle sue uve si ottiene anche un passito di grande struttura.

Il vitigno Bonarda è diffuso più o meno in tutto il Piemonte e deve il suo nome al fatto che la sua uva è molto “buona” anche come uva da tavola. I vini da esso ricavati hanno un colore rosso molto intenso dai riflessi violacei, hanno un profumo morbido, fresco ed equilibrato, di buona persistenza.Questo vitigno non ha nulla a che fare con il vino Bonarda dell’Oltrepò Pavese (che è fatto con la Croatina). Tra i vini di Bonarda piemontese in purezza troviamo invece il Piemonte DOC-Bonarda.

Il Dolcetto, è un vitigno che deriva probabilmente il nome dal fatto che la sua uva matura è estremamente dolce: da esso si ottengono vini dalla bassa acidità, molto morbidi al palato. Nella regione sono presenti almeno 7 denominazioni di origine, basate esclusivamente su questo vitigno. I vini ottenuti sono color rosso rubino, hanno un profumo intenso e complesso, con sentori di mandorla e frutti di bosco. Differentemente da quanto potrebbe far pensare il nome, il Dolcetto è un vino secco, moderatamente tannico e molto armonico, di pronta beva: va consumato quindi entro il primo anno dalla vendemmia o comunque dopo un brevissimo invecchiamento.

Questo è stato solo un piccolo excursus sulla produzione enologica della regione, tanto per dare un’idea della quantità e varietà dei vini piemontesi, che prappresentano un’eccellenza a livello nazionale, e che vengono apprezzati praticamente ovunque. Se l’argomento vi ha interessati, ora sta a voi approfondirlo, magari facendo esperienza “sul campo”, assaggiando questi ottimi prodotti!

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